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03/06/2012 - LE MURA DI COMO – Capitolo 2 - Mura, porte, torri e giardini

Una passeggiata lungo le Mura; cosa resta di visibile oggi.


Passeggiando lungo le Mura


























Il lato occidentale La nostra passeggiata lungo il tracciato delle mura di Como ha inizio allo sbocco di via Garibaldi in piazza Cacciatori delle Alpi. Qui si trovava la Porta Sala, ne usciva la strada che attraversava la piana paludosa collegando la città alla Via Regina e a Borgovico e su cui, attorno al 1190, venne costruita la chiesa di Santa Maria di Rondineto. Tra Porta Sala e il lago, nel 1286. Loterio Rusca fece erigere, a difesa della città, un muro di cui non resta più traccia. Ci avviamo lungo viale Varese e dopo poche decine di metri, troviamo i primi resti delle Mura Federiciane che, se pur non costruite bene come quelle romane, sono comunque imponenti e di buona fattura. La storia di questo tratto delle mura è abbastanza complessa perché, nei secoli, sono state in parte abbattute e poi ricostruite, ma fondamentalmente il loro allineamento è rimasto invariato. Le mura originali erano più alte di quello che qui vediamo, come del resto lo sono ancora in altri tratti meglio conservati, ma non sappiamo quali finiture presentassero ai tempi, sia sulle loro parti superiori: merlature, alzane, serbatoi e altro, sia sul loro fronte: torri, avancorpi e barbacani. Continuiamo e all’incrocio con via 5 giornate possiamo vedere affiancati i resti delle Mura Federiciane e quelli delle Mura Romane, che seguivano un tracciato di pochi metri più interno e di cui è emerso un tratto conservato alla base del palazzo d’angolo. È interessante notare la differenza tra i conci medioevali e quelli romani, anch’essi in pietra di Moltrasio, ma più larghi e allungati. Salta all’occhio come le mura, sia romane che federiciane, scendessero molto più in profondità rispetto all’attuale piano di calpestio; infatti lo zoccolo si trova più in basso di oltre due metri. Tutto attorno, all’esterno mura correva il fossato, che venne poi colmato nell’800 per creare i viali alberati. Nel tratto delle Mura Romane sono visibili i resti di una torre costruita come rinforzo in epoca tarda durante il periodo delle invasioni barbariche. Sempre in questa zona, sono state ritrovate quattro basi di statue in marmo e una lapide dedicata a Plinio, che hanno fatto supporre che la biblioteca donata da Plinio alla città sorgesse da queste parti. Poco più avanti si trovano i resti di un avancorpo che difendeva la postierla di Santa Margherita; curiosamente questa postierla, pur essendo un punto di passaggio importante, non si trova in asse con il decumano principale (via Indipendenza) ma è in linea con l’attuale via Lambertenghi, che in epoca romana era un decumano minore. Dalla postierla usciva una strada il cui percorso seguiva l’attuale via Borsieri, passando tra il convento di Santa Margherita, che sorgeva dove adesso si trova la trattoria delle Catene (toponimo dovuto alla catene del convento) e il convento di San Gerolamo, che si trovava di fronte, per poi superare il Cosia con il ponte della Traversa e raccordarsi alla via Regina all’altezza del convento di San Giovanni in Pedemonte. Questa direttrice potrebbe coincidere con una porta delle Mura Romane, detta di Fontescandia in un documento dell’870, che portava alla chiesa di Santa Maria Vetere che sorgeva prima di Santa Margherita nella stessa località, oltre che al mercato che prima si faceva a San Martino e che fu poi spostato nella zona del Crocefisso poco prima del 1000. Oltre il bastione si vede bene la probabile altezza delle mura che però qui sono state in parte rifatte, si vede infatti un rattoppo sulla base mentre nella parte superiore la muratura sembra essere quella più antica. Procedendo oltre si vedono i tamponamenti dei molti valichi che furono aperti per accedere ai giardini delle case private quando, sul finire del ‘700, le mura furono privatizzate. Si vedono anche dei contrafforti esterni realizzati per stabilizzare le mura evitandone la caduta verso il fossato a causa della spinta dovuta ai terrapieni dei giardini pensili interni. Proseguendo verso sud si arriva al passaggio dove si trovava la porta dell’Annunciata; sul pavimento dell’attuale passaggio stradale è disegnato il contorno dell’avancorpo che proteggeva la porta e che fu abbattuto nell’800. Guardando verso la città si vede chiaramente che questo era un percorso medioevale, infatti il passaggio dell’Annunciata è rimasto ancora oggi a fondo cieco con la via Rovelli, prosecuzione verso il centro città, disassata di una decina di metri. All’esterno delle mura la strada seguiva il tracciato dell’attuale via Benzi, ricalcando il più antico percorso romano che collegava la città alla via Regina superando il Cosia con il “Quarto Ponte” di cui è rimasto il toponimo. Lungo questa direttrice gli scavi del 2004 hanno evidenziato trovato i resti di una mansio, di un edificio pubblico e più all’esterno di una necropoli (vedi RAC 186)

Il lato meridionale
La Torre Gattoni, dal nome del proprietario contemporaneo di Volta che se ne serviva per eseguire esperimenti scientifici, segna l’angolo da cui inizia il nostro percorso lungo i il lato sud delle Mura Federiciane. Fino a 25 anni fa la torre alloggiava una sottostazione dell’ENEL che serviva l’illuminazione della città murata; vi si entrava da una piccola porta in ferro ancora visibile sul lato est della torre e tuttora, all’interno, sono rimasti i trasformatori dell’epoca. La torre presenta una certa inclinazione e sembra aver subito delle correzioni già durante la sua costruzione; anche la serie di contrafforti che sono stati realizzati fino ad poche decine di anni fa lungo il muro sud, tra la torre Gattoni e porta Torre, denunciano il fatto che il terreno di riporto con il quale fu riempito il fossato all’esterno è molto debole. Poco avanti si trova l’attuale passaggio di via Volta, qui attorno al 1200 era stata realizzata una porta, detta Porta Nuova più stretta del passaggio odierno, che collegava la città murata con il borgo dell’attuale via Cadorna dove, nel 1400, venne realizzato il vecchio ospedale San’Anna, attuale sede del Conservatorio di Musica. Il percorso di questa strada si intersecava con un più antico percorso diagonale tra Porta Torre e Sant’Abbondio, di cui oggi rimane il ricordo nella via Mugiasca. Il successivo passaggio di via Diaz ci da il modo di vedere come venne utilizzato lo spazio che esisteva tra le Mura Romane e le Mura Federiciane, noto come via Terraglio. Alla fine del ‘700, quando le mura medioevali furono dismesse questo spazio perse la sua funzione militare, venne venduto dal comune ai privati e riempito di terra per creare i giardini che possiamo vedere a destra e a sinistra del passaggio; una curiosità è offerta dalla porticina, tamponata, che fu aperta nel muro di destra per creare l’accesso ad un rifugio antiaereo realizzato sotto al giardino durante la seconda guerra mondiale. Al centro del lato meridionale si trova Porta Torre, il simbolo di Como. La porta più importante della città murata fu costruita nel 1192 consolidando il terreno con un sistema di palafitte, la sua imponenza oltre alla funzione militare aveva anche una funzione simbolica contro la minaccia di Milano. Nel ‘500 venne rinforzata con un gigantesco rivellino attrezzato con delle bocche da fuoco sopraelevate. Da Porta Torre entriamo in largo Miglio e da questo, se l’orario lo consente, nel cortile del Liceo dove, con un salto all’indietro di qualche secolo, troviamo i resti delle Mura Romane. Ad oggi è un po’ più complicato l’accesso alla Porta Pretoria, restaurata e di prossima apertura al pubblico. Passando di nuovo sotto a Porta Torre torniamo all’esterno della città murata e poco avanti ritroviamo le Mura Federiciane che si dirigono verso la Torre di San Vitale, di fianco alla quale nel 1926 sono state ricavate due aperture nelle mura per facilitare il transito dei mezzi pubblici.

Il lato orientale
Giriamo attorno alla torre San Vitale per seguire il lato orientale delle mura che, in epoca Comunale, subì molti rimaneggiamenti con l’apertura della porta San Vitale e con la costruzione del Castello della Torre Rotonda. Attraverso la porta San Vitale, aperta di fronte all’odierna via Perlasca, accediamo al giardino pubblico e seguiamo le mura fino quasi al cortile della scuola elementare di Via Perti. Qui cessano i resti visibili delle mura; poco oltre si trovavano la porta San Lorenzo e il Castello della Torre Rotonda scomparsi nel 1811 con la costruzione del teatro Sociale. Entriamo nell’Arena retrostante il teatro. Sul lato sud uno sporto del muro lungo via Indipendenza segna la posizione in cui all’esterno si trovava la porta San Lorenzo, costruita in corrispondenza all’antica porta principalis sinistra delle mura romane. Il muro est, che vediamo lungo via Bertinelli, è stato ricostruito attorno al 1850 sfruttando in parte le basi di quello originale, abbattuto durante la costruzione del teatro tranne forse che per un breve tratto a metà del muro attuale. Il Castello della Torre Rotonda fu costruito in una prima fase dai Rusca tra il 1284 e il 1285 e successivamente modificato dai Visconti nel 1335. La sua costruzione comportò la demolizione di un notevole tratto delle Mura Federiciane, non a livello della città ma lasciandone almeno 2/3 metri di altezza, probabilmente perché il castello doveva essere più alto della città e quindi non c’èra bisogno di abbatterle del tutto. La parte non abbattuta del muro federiciano è stato ritrovata scavando sotto l’attuale piano del parcheggio verso la facciata interna del teatro Sociale e continua sotto al palcoscenico fino quasi ad arrivare alle fondamenta della Torre Rotonda. Nel sottosuolo, seguendo il muro federiciano si trova anche una base di torre semicircolare, addossata e costruita assieme al muro, di cui non si conosce nulla. Il Castello terminava più o meno all’altezza del pronao del Teatro Sociale, la traccia del muro federiciano che rimane nel sottopalco del teatro punta in direzione della torre Pantera, ma resta la grande incognita di dove terminassero le Mura Federiciane prima che in epoca comunale venissero costruiti il Castello e il Muro Comunale fatto costruire da Loterio Rusca tra il 1286 e il 1288 per proteggere la città tra il Castello e la riva del lago, ma di questo parleremo poi seguendo il lato settentrionale delle difese della città. Superato il lato orientale di piazza Verdi, dove si apriva nel muro una porta, oggi scomparsa, chiamata prima Porta de Liochis, poi Porta Castello e infine nell’800 porta Portello, ritroviamo il Muro Comunale che tutt’oggi delimita la stazione delle ferrovie Nord, separandola dalle case di via Rodari e di piazza Roma. Seguendolo verso il lago, si notano i tamponamenti delle due porte che vi si aprivano: prima quello nettamente delimitato dall’arco superiore della Porta Ferrea; poi quello meno netto, ma distinguibile per la diversa dimensione delle pietre usate nel tamponamento, della Porta di Crugnola o di Coloniola aperta verso il borgo di Coloniola, l’attuale Sant’Agostino. Torniamo sui nostri passi fino alla Torre Pantera, all’angolo tra via Pretorio e via Rodari, per seguire il lato settentrionale della città.

Il lato settentrionale
Riprendiamo il problema di dove terminassero la Mura Federiciane. Occorre anzitutto premettere che il ponte di Lecco, fatto costruire sull’Adda da Azzone Visconti tra il 1336 e il 1338, causò un innalzamento di circa due metri del livello del lago che a Como fu compensato sopraelevando la parte settentrionale della città. Questo sopralzo, unitamente alla quasi contemporanea realizzazione della Cittadella Viscontea come prolungamento della zona del Castello, rende il problema più complesso. Siamo arrivati alla torre Pantera, la cui datazione è incerta e che la maggioranza degli autori la assegna al XIV secolo ma, giudicare dai livelli alla base, la sua origine potrebbe essere più antica e in questo caso potrebbe essere sorta sulla continuazione delle mura. Certamente poi venne trasformata in abitazioni e collegata con un edificio che esisteva ancora nell’800, di conseguenza non sappiamo se era una torre muraria di difesa o piuttosto una torre di famiglia come altre che esistevano in città. Si vede chiaramente che la torre ha subito un rialzo dei piani, come del resto è chiaramente visibile per la maggior parte delle costruzioni esistenti all’epoca nella zona, il che fa supporre che la sua prima costruzione risalga alla fine del 13° secolo, prima della costruzione del ponte di Lecco che provocò l’innalzamento di livello del lago. Proseguiamo per via Rodari e sulla sinistra incontriamo il palazzo Odescalchi. Durante il suo recente restauro è stata ritrovata una traccia che, anche se non sufficiente a darci un’idea precisa può però aiutare a formulare un’ipotesi sul tracciato delle mura che, di sicuro, dovevano svilupparsi seguendo un percorso tale da proteggere questa zona che comprendeva gli edifici più importanti della città tra cui il Pretorio e il Vescovado. Per antica tradizione si diceva che la zona est del porto di Como, costituita dalla darsena del Vescovo e da quella del Capitano, fosse presidiata da due torri, una all’imboccatura e una a difesa del porto. Fino a poco tempo fa non si sapeva dove fossero le torri ma, durante il recente restauro del palazzo, all’interno dell’angolo dopo le bifore, è stata ritrovata una delle due torri. Dato lo spessore delle mura essa era certamente una torre di difesa che fu demolita prima di essere inglobata nel palazzo la cui costruzione deve per forza risalire alla fine XIII o ai primi anni del XIV, dato che le colonne che sorreggono gli archi gotici visibili sulla facciata indicano chiaramente un piano di base di ameno due metri e mezzo più basso dell’attuale piano di calpestio conseguente all’innalzamento del lago del 1338. La logica fa supporre che, come l’altra, sia stata abbattuta quando fu costruito il muro comunale esterno, dato che a quel punto non servivano più come elemento di difesa. Non sappiamo però se questa torre fosse in qualche modo collegata alle mura Federiciane, così come non sappiamo dove fosse la seconda torre, forse nel vescovado, né di un suo eventuale collegamento alle Mura Federiciane. Anche se sappiamo bene dove terminava il lato orientale delle mura Federiciane, è comunque certo che sul lato settentrionale della città la maggior parte della riva del lago era occupata dai porti che non erano difesi da mura ma, più probabilmente, erano protetti da torri e altri tipi di difese. Riprendiamo la nostra passeggiata passando da via Grimoldi, via Gobetti e via Juvara, costeggiando idealmente i vari porti della città fino ad arrivare in piazza Volta. La piazza occupa oggi quello che all’epoca era l’accesso al porto romano, che doveva trovarsi nell’attuale piazza Mazzini dove è stato ritrovato il blocco appena sbozzato di un timpano che è visibile nei giardini a lago. Unico resto d’epoca è, nella rientranza del vicolo che collega piazza Volta a via Juvara, la parte bassa di una casa-torre del tardo ‘300 che si pensa potesse essere l’edificio più a nord dell’abitato prima del porto della Jasca e della piana paludosa che si estendeva ad ovest di questo. Da piazza Volta inizia la via Garibaldi, su questa, seminascosti a lato dell’ingresso di una casa, sono visibili i resti di una torre del XII secolo costruita con materiali di recupero di origine romana. Su questa base si ipotizza che dal lato occidentale del porto della Jasca riprendesse il corso delle Mura Federiciane e che, seguendo la direzione di via Garibaldi, queste arrivassero a Porta Sala chiudendo il lato settentrionale.
Como 03/06/2012

Per seguire il percorso lungo le mura vedendone le foto “click” qui sotto su Scarica approfondimento.




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