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> Storia di Como
Volume V Tomo I - Prefazione
di Antonio Spallino

"Impresa" può chiamarsi, a ragione, quella che prende corpo in queste prime pagine.
Era parso di poter volare alla sua realizzazione allorché il 27 marzo 1985 il Consiglio Comunale di Como, astenutosi un solo componente, aveva deliberato di provvedervi. Il rigore culturale dell'opera veniva assicurato dal Comitato dei garanti scientifici, appositamente costituito; buona parte delle risorse finanziarie, messe al sicuro dal favore di un gruppo di istituti bancari.
La scelta di dare vita ad una Storia di Como scaturiva dalla certezza che dei compiti dell'amministrazione locale facesse parte anche, e anzitutto, la cultura della memoria storiografica locale, da quasi due secoli priva di rilettura e di aggiornamento organico.

Al grande impianto stabilito da Giuseppe Rovelli sul finire del millesettecento infatti erano succeduti numerosi approfondimenti puntuali e talune sintesi divulgative, non una nuova analisi e una nuova esplorazione diacroniche ne un completamento sistematico. Occorreva perciò aprire il cantiere delle riflessioni e degli aggiornamenti sui doviziosi giacimenti degli annali della città, seguitando un percorso che l'amministrazione comunale aveva aperto da tempo.
Nel 1973, essa aveva finanziato la pubblicazione degli Indici ragionati dell''Edizione Nazionale delle Opere e dell'Epistolario del Volta (Rusconi, 1974). Le loro bozze, al cui testo aveva collaborato anche il direttore della civica biblioteca, Venosto Lucati, avevano atteso quindici anni per vedere la luce.
Nel 1979, in occasione del XIX centenario della morte di Plinio il Vecchio, l'amministrazione aveva commissionato l'edizione, filologicamente la più aggiornata grazie alla revisione della stessa lezione della "Belles Lettres", della Storia Naturale (Giardini, 1987).

L'ultima sua pubblicazione italiana risaliva alla prima metà dell'Ottocento, a differenza delle successive edizioni di altri paesi. Erano entrambi, modi non effìmeri per certificare l'adempimento del debito di memoria della città verso due grandi figli.
Ricordare per quali ragioni, nella sede in cui era nato, il progetto non abbia avuto seguito, non è cosa notabile. Doveroso, piuttosto, è un cenno alle congiunture che il disegno ha sperimentato per divenire realtà.
Deposta la speranza che le nuove amministrazioni comunali coltivassero il progetto, nel 1991 venne costituita la società "Editoriale Storia di Como". Due anni dopo, il cavaliere del lavoro Antonio Ratti già benemerito per molti titoli nei confronti della città, si dichiarò disposto ad acquistare, ed acquistò, la quota di maggioranza della società con l'intento di dare corpo all'opera, a condizione che il modello venisse semplificato e che la pubblicazione avvenisse in tempi brevi. Questa condizione costituì il filo di lama tra il versante delle esigenze della Fondazione Ratti e il versante delle esigenze rappresentate dal Comitato dei garanti. La crisi dell'iniziativa portò ad una nuova svolta, rivelatasi decisiva. Anziché dare partita vinta alla sequela delle difficoltà incontrate, dalla bisaccia di Ratti uscì la carta di un diverso omaggio alla città: quella della donazione della sua quota ad una tra le più illustri e antiche espressioni della cultura lariana, la Società Archeologica Comense.
Sordo all'esortazione del Petrarca per l'assennatezza ("a me pur pare / senno a non cominciar tutt'altra impresa" -105.36), un piccolo gruppo di persone ha seguitato a credere nella possibilità di espugnare la cittadella della indifferenza. Vedendo oggi le prime pagine dell'opera si ha la sensazione che la vita stia, forse insperatamente, risarcendo la città.

Dovessimo cercare un motto all'impresa forse lo potremmo incontrare in un passo del Ragionamento del Giovio: "'inclinata resurgif. Lo diceva Plinio, rammenta il nostro vescovo di Nocera, del legno della palma; che è di tale natura "da ritornare al suo essere ancorché sia depresso da qualsivoglia peso, vincendolo in spazio di tempo col ritirarlo ad alto".

Se un encomio fosse consentito, la palma andrebbe attribuita ai garanti scientifici, per la generosa fedeltà data all'idea, e all'antica Società Archeologica Comense, per la prudente tenacia del concorso nella realizzazione. Durante l'intero arco della vicenda, non uno degli studiosi ha abbandonato i promotori del progetto; anzi, ciascuno di loro si è alternato nel discuterlo e nell'arricchirlo con la saggia guida di Giorgio Rumi. Parimenti, l'"Archeologica" non si è ritratta dinnanzi alle ricorrenti necessità finanziarie; ora può rallegrarsi di avere inciso un altro anello sul suo tronco centenario.

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